"Signori curiosi...stupiti vedrete
Sforzo di umano ingegno
Con muti gesti ad animare un legno;
E confusi direte
Ch' in piccola figura
Sa l'Arte far,ciò che non fa Natura" (Acciaiuoli)
....

LIVIETTA E TRACOLLO


28 AGOSTO 2010 Francavilla Fontana, Chiostro della Croce

LIVIETTA E TRACOLLO

Intermezzi in due parti dall’opera Adriano in Siria
Musica di Giovanni Battista PERGOLESI nel trecentenario dalla nascita 
libretto di Tommaso Mariani Musica di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736)

Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Bartolomeo, 25 ottobre 1734
Personaggi: Livietta, contadina Soprano; Tracollo, ladro e imbroglione 

Baritono; Fulvia, amica di Livietta; Faccenda, servo di Tracollo;
Animazione e Ideazione della messa in scena a cura di “Guizzi di marionette e burattini” 

con Francesco Furone e Lucia Carella
Compagnia GUIZZI DI MARIONETTE
a cura di Francesco Furone e Lucia Carella

Alba Riccioni soprano
Niccolò Ayroldi baritono
Ensemble TUSCAN CHAMBER orchestra
Dir. Riccardo Cirri

Simone Calcinai violino primo
Pierpaolo Ugolini violino secondo
Marina Molaro viola
Ilaria Sarchini violoncello
Eugenio Romano contrabbasso
Matteo venturini clavicembalo

Sebbene la sua fama sia stata oscurata da quella della Serva padrona, l’intermezzo in due parti Livietta e Tracollo costituisce una delle pagine più felici di Giovanni Battista Pergolesi, che vi diede un convincente saggio del suo straordinario talento teatrale, riuscendo anche a riscattare le non poche battute a vuoto di un libretto tutt’altro che eccelso sotto il profilo letterario di Tommaso Mariani. Livietta e Tracollo fu messa in scena per la prima volta tra gli atti dell’Adriano in Siria dello stesso Pergolesi il 25 ottobre del 1734, nel corso di una rappresentazione organizzata per celebrare il compleanno della regina Elisabetta di Spagna. Prima di addentrarci nella descrizione di questo incantevole lavoro, vale la pena di fornire qualche breve precisazione sull’intermezzo, un genere un tempo molto popolare e oggi caduto quasi nell’oblio. Di norma, gli intermezzi mettevano a confronto la furbizia e l’arguzia di una giovane popolana con un personaggio ritenuto ridicolo – come nel caso del vecchio e un po’ stordito Uberto della Serva padrona – o con un uomo poco raccomandabile come Tracollo, goffo e poco accorto, ma pur sempre ladro di professione. Dopo una serie di situazioni ai limiti del grottesco, gli intermezzi si concludevano sempre in gloria con l’immancabile matrimonio, in primo luogo per stemperare la drammaticità dell’opera seria in cui erano inserite e in secondo luogo per ricordare al pubblico che omnia vincit amor. Più brevi e incisivi delle opere buffe, gli intermezzi si diffusero a macchia d’olio in ogni parte d’Europa, dalla Russia – dove furono spesso eseguite indipendentemente dall’opera seria – a Parigi, dove contribuirono a scatenare la celebre querelle des bouffons, che sfociò in una contesa senza esclusione di colpi tra i sostenitori del gusto italiano e i fautori dello stile francese. Ma torniamo a Livietta e Tracollo, le cui schermaglie amorose vengono oggi proposte dalla compagnia “Guizzi di Marionette”, che ne sottolinea efficacemente le vivaci dinamiche da cartone animato ante litteram. Desiderosa di vendicare suo fratello, derubato e lasciato mezzo morto da Tracollo, Livietta si traveste da contadina francese e si siede all’ombra di un albero con la sua amica Fulvia, che sfoggia al collo gioielli falsi per attirare l’attenzione del ladro sempre in agguato. Poco dopo alle due ragazze – che per l’occasione si fingono sorelle – si avvicina una bizzarra coppia composta da una pellegrina polacca incinta e da un vecchio mendicante che altro non sono che Tracollo e il suo degno compare Faccenda. Il maldestro tentativo dei due mariuoli viene facilmente sventato da Livietta, che intreccia con Tracollo uno spassoso dialogo in un italiano maccheronico e in un buffo pseudo francese. Per evitare di essere arrestato, Tracollo si offre di sposare la ragazza che – pur essendone innamorata – ne rifiuta le profferte amorose con sdegno, invocando giustizia. Dopo essere riuscito fortunosamente a fuggire, Tracollo si ripresenta a Livietta nei panni di uno stralunato astrologo, un travestimento che però non inganna la fanciulla che, con un finto svenimento, mette alla prova la sincerità dei sentimenti del birbone. La genuina preoccupazione con cui Tracollo cerca di far rinvenire Livietta convince del tutto la ragazza, che accetta di sposare il malandrino a patto che si impegni a rinnegare per sempre la sua vita di espedienti. Il giuramento di Tracollo sancisce l’happy end sulle meravigliose note di un compositore che – anche grazie alla ricorrenza di quest’anno – merita di essere rivalutato ai massimi livelli.
Giovanni Tasso














Foto di Giuseppe Di Viesto

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